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22/12/2007
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Thanks to: G.U., poeta che non è che apprezzi tantissssimo
13/12/2007
Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propiamente
come calore in clarità di foco.
Foco d’amore in gentil cor s’aprende
come vertute in petra preziosa,
che da la stella valor no i discende
anti che ’l sol la faccia gentil cosa;
poi che n’ha tratto fòre
per sua forza lo sol ciò che li è vile,
stella li dà valore:
così lo cor ch’è fatto da natura
asletto, pur, gentile,
donna a guisa di stella lo ’nnamora.
Amor per tal ragion sta ’n cor gentile
per qual lo foco in cima del doplero:
splendeli al su’ diletto, clar, sottile;
no li stari’ altra guisa, tant’ è fero.
Così prava natura
recontra amor come fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura.
Amore in gentil cor prende rivera
per suo consimel loco
com’ adamàs del ferro in la minera.
Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno
vile reman, né ’l sol perde calore;
dis’ omo alter: "Gentil per sclatta torno";
lui semblo al fango, al sol gentil valore:
ché non dé dar om fé
che gentilezza sia fòr di coraggio
in degnità d’ere’
sed a vertute non ha gentil core,
com’ aigua porta raggio
e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.
Splende ’n la ’ntelligenzia del cielo
Deo criator più che ’n nostr’occhi ’l sole:
quella intende suo fattor oltra cielo,
e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole,
e consegue, al primero,
del giusto Deo beato compimento:
così dar dovria, al vero,
la bella donna, poi che ’n gli occhi splende
del suo gentil talento,
che mai di lei obedir non si disprende.
Donna, Deo mi dirà: "Che presomisti?",
siando l’alma mia a Lui davanti.
"Lo ciel passasti e ’nfin a Me venisti
e desti in vano amor Me per semblanti:
ch’a Me conven le laude
e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude".
Dir Li porò: "Tenne d’angel sembianza
che fosse del Tuo regno;
non me fu fallo, s’eo li posi amanza".
Thanks to: Guido Guinizzelli
01/09/2007
Maglia,
si cammina per te sul fil di laNa.
Antica scienza di mente
ignota.
Semplice ma
difficile
[maglia diritta, maglia rovescia]
Monotona ma polytropa,
da due princìpi origini tutto
il resto,
come yin e
yang.
Arte lenta,
meglio sarebbe comprar la roba
già fatta,
ma vuoi metter la
soddisfazione
del capo autoprodotto,
del capo
imperfetto
nella cui
trama
aleggia lo spettro de la maglia
sfuggita
[ahi!, dannato ferro che te la lasciasti scappare!]
de la chiusura
non
riuscita
[la luce era poca]
de le maglie
moltiplicate
[meglio della moltiplicazione dei pani]
del filo troppo
teso
[è il tunnel carpale!]
del ricamo fatto
male
[magliaia sono, e non
ricamatrice!]
del ritiro in
lavatrice
de la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Hermione.
01/09/2007
Settembre, andiamo. E' tempo di migrare. Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all'Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti. Han bevuto profondamente ai fonti alpestri, che sapor d'acqua natia rimanga ne' cuori esuli a conforto, che lungo illuda la lor sete in via. Rinnovato hanno verga d'avellano.
Eccetera eccetera (o 'eccetra', come diceva la prof di storiaefilosofia).
Il simpatico Lele Rapagnetta scriveva ciò solo per moda, non certo perché davvero gliene fregava qualcosa dei 'suoi' pastori che facevan la transumanza. Mentre loro sgobbavano lui probabilmente era a spassarsela da qualche parte. Se davvero gliene fosse fregato avrebbe dovuto prendere e andare a offrirsi di aiutarli.
Ma perché sto scrivendo tutto ciò?
No, così. Solo per dire che è settembre.
E non pensate che mi garbi il Rapagnetta solo perché quando c'è da scriver qualcosa di poetico/letterario tiro in ballo lui. Per carità, ci mancherebbe. Ma di sicuro è più sopportabile di Pascoli (che ho detestato, in terza liceo) e di CARDUCCI (miiii non l'ho manco studiato, l'ho saltato a piè pari - io, perché la Prof comunque lo spiegò -).
Stasera c'ho pure la partita.
Non sono molto in vena perché:
non ci sarà Julio Cesar e mi rompe perché mi faceva piacere rivederlo;
non ci sarà Materazzi e mi rompe perché Materazzi è sempre Materazzi;
non ci sarà Vieira e l'unico motivo per cui mi rompe è perché non potrò vedere le sue gambette scure e secche (fanno sempre un effetto strano);
non ci sarà Recoba (nooooooooo!! Il mio gemello!!) e quello mi sa che ormai è ito...peccato perché l'anno scorso ebbi la fortuna di vederlo in campo;
probabilmente ne buscheremo anche dagli empolesi;
i posti da cui dovrò cercare di vedere qualcosa sono a Monculi-sopra-Empoli (per l'appunto) e questa cosa mi deprime da sempre.
Io aspetto il riscatto il giorno in cui QUALCUNO mi porterà a San Siro (visto che mi è stata fatta balenare la possibilità davanti agli occhi per un nanosecondo).
21/08/2007
In un mondo (quello del web) in cui tutti pubblicano tutto, e in cui va di moda la poesia pseudo-amorosa scritta di getto in due minuti senza alcun labor limae, e piena di banalità,
anch'io pubblico la mia prima (purtroppo) e ultima (per mia fortuna) poesia pseudo-sensuale che ho composto in trenta secondi senza stare a pensarci tanto.
Sento...i tuoi dolci baci
canditi e arance
che mi saziano
come piatto di pasta
in mezzo al deserto
e forse sono mèrto (licenza poetica, doveva fare rima)
ma tu
ti apri come
scatola da imballaggio
per accogliere
la mia spada banale
e forse fa male
e in te mi disseto
come bevitore desueto
e sei come assenzio
e mi chiami Massenzio
e alfine
al termine della corsa
e del piacevole tormento
io
m'addormento.
[Leggendo, o nemico lettore, devi immaginare tutta un'atmosfera sfumata e ardente e bucolica e onirica e sognante (che è uguale a onirica, ma vabbè) e cavalleresca e idealizzata e...e...]
-_- *sigh*
20/08/2007
Non vedevo l'ora di postarla ^^
Aspettavo che piovesse.
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
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