Ieri mattina a quest'ora (10:17) me ne stavo a fare la fila a palazzo Montecitorio al fine di vedere il piccolo crocifisso di Michelangelo giovane. Si entrava a piccoli gruppi di una quarantina di persone perché "La sala ha una capienza" spiegava il commesso, ma poi tipo la gente ci poteva star dentro quanto voleva, e infatti il mio gruppo era di appena una ventina, perché c'era gente che evidentemente gli era presa la sindrome di Stendhal e si stava trattenendo un po' troppo a lungo. Beh, in effetti anch'io stavo quasi per stendhaliarmi, seppur crucciandomi di aver dovuto lasciare fra poco anche gli occhi al guardaroba, visto che non si poteva portare cellulari, fotocamere e nemmeno acqua.. "Lasciate al guardaroba anche i bulbi oculari, perché se no vedete troppo" stavano per dirci. Sfortunatamente non ho avuto modo di vedere alcun politico, cosa che invece mi capitò altre volte, ma forse in questi giorni erano tutti in vacanza.
In compenso ho avuto il piacerone, proprio, di trovarmi al caffè con Paolini, che è uno spilungone altissimo, proprio.
Lunedì, arrivando a Roma, in compagnia di Mutter, Nonna e Sister (che per fortuna se n'è andata nel pomeriggio), quello che ho pensato era "Io a 'sta gente non spiego niente: guarderò le cose per conto mio senza illustrare nulla", visto che è ciò che faccio sempre, rifiutandomi di rendere partecipi le caprette del poco che so.
Ho visto Porta Pia che non avevo mai visto e fin da subito mi son trovata a dover fare da navigatore cercando di orientarmi su una cartina che pareva un lenzuolo, io che non so nemmeno distinguere la destra dalla sinistra senza pensarci qualche secondo. Ma siamo riuscite a non perderci troppo. E poi abbiamo notato che: ok, il traffico di Roma può essere una bolgia infernale, trovare parcheggio in certe zone può causare impazzimento (come ieri mattina), ma gli automobilisti romani sono abbastanza open-minded e tolleranti, ti lasciano fare un po' quello che cacchio ti pare senza clacsonarti appena dai segno di incertezza, come invece fanno i fiorentini, che ti mandano a fanculo alla prima occasione.
Il tempo in questi tre giorni è stato sempre più che sereno, e, se anche al mattino faceva freddo, al sole poi si schiantava sempre.
A causa della presenza della dissacrante sister, che appena arrivate ci ha obbligato ad andare a ingozzarci da Mc (i cui panini non trovo più così appetibili come un tempo), e che tende a non collaborare con la cuRtura (che era ciò che io rappresentavo durante il soggiorno) e a sminuirla con affermazioni tipo "Oh, questa è l'Ara Coeli? Dove s'è sposato Totti!" -.-, l'inizio della mia immedesimazione nel Prof-Estimatore-di-Succo-d'Arancia (PESA) è stato un po' faticoso.
Poi c'era la Nonna che era praticamente tabula rasa e se io dicevo "Colonna Traiana" lei diceva "Eh?" e se io indicavo il Teatro di Marcello lei diceva "L'è i'cColosseo" e se le dicevo "Ora si va all'altare della Patria" e poi le dicevo "Eccolo, vedi?" lei diceva "I'cché l'è questo coso bianco?" e così via.
Giornata I
Giro faticoso (per chi era con me, ma non per me) per il centro della Città, senza poter spaziare molto perché la sister aveva il treno nel pomeriggio. Decido di fare tappa prima di tutto alle terme di Dioclès, data la vicinanza del nostro sottotetto (ebbene sì: dormivamo in un sottotetto con tanto di travi e forse anche di cerambicidi) alla zona. Nonostante girare con mia sister sia come portare in giro un cane che va in tutte le direzioni tranne che dove vuole il padrone, riesco a spiegare lo spiegabile, anche se più spesso lascio andare avanti Mutter e Sister e mi metto a spiegare le cose solo alla nonna, perché va lenta e non può scappare anche se mi dice "A me e' mi piace che ttu mi spieghi le coSe".
Dopo le terme è la volta dei Fori. Scendiamo da una scocciatoia direttamente ai piedi della Colonna Trajana, con mia sorella che mi chiede proprio le cose che non so e poi sbotta "Eh, ma un ttu ssa' nulla". Segue arrancaggio al Vittoriano e piacevole salita al Capitolium, dove la copia del M. Aurelio viene snobbata completamente dalla zavorra che mi porto dietro, per non parlare dei Musei Capitolini che non vengono nemmeno presi in considerazione. Quando oltrepassiamo la piazza per scendere giù verso gli altri Fori, le comari decidono di mettersi a sedere su una panchina, mentre io salto da un punto all'altro per fotografare. Stavolta il Tabularium non mi sfugge e lo immortalo degnamente. Avevo intenzione di scendere lungo la via Sacra, per vedere di entrare nei Fori, ma Settimio mi spinge dall'altra parte e quindi ci ritroviamo di nuovo in via dei Fori Imperiali. La percorriamo per arrivare al Colosseo, dove voleva andare la Sister. Nel tragitto scopro e riconosco il foro di Nerva
e saluto la basilica di Massenzio come una vecchia amica. Naturalmente mi fermo lì all'abside per spiegare un po' alla comitiva che mi seguiva. Mi vengono anche fatte domande tipo "O come mai all'ultimo piano del Colosseo ci son quelle finestrine? L'hanno fatte dopo?" e lì ho dovuto spiegare tutta la zuppa del velarium. Di entrare all'anfiteatro non c'è stato modo, perché forse ci sarebbe voluto più tempo di quello che avevamo e poi la sister voleva tornare nel sottotetto prima di partire. In condizioni normali mi sarei spinta fino al foro Boario, aggirando il Palatino, ma purtroppo ho dovuto farne a meno, così come ho dovuto rinunciare a vedere altri posti che mi ero prefissata.
Prima di tornare verso Trajano faccio un salto a risalire un pezzettino di via Sacra, senza che alcun guardiano mi dica nulla. Dovevo per forza fotografare la basilica vista dall'altra parte e poi anche il Tabularium. Inoltre ho finalmente trovato l'arco di Tito che avevo sempre pensato fosse quello accanto al Colosseo.
Venendo a Roma mi ero posta due obiettivi: trovare il calendario dei Gatti di Roma e trovare una cartolina decorosa da spedire al PESA. Ero stata abbondantemente insultata dai miei consiglieri per questa spericolata idea, ma in una cartolina educata e tranquilla non c'è niente di riprovevole. Il primo giorno, però, non ne ho trovate punte che mi aggradassero. Avevo bisogno di un soggetto eloquente e non scelto a caso. Qualcosa senza troppi fronzoli ma comunque significativo. Avevo composto il testo ma mi mancava ancora il supporto. La sera del secondo giorno lo trovai.
La prima giornata si è conclusa con una pizza insipida in una pizzeria trovata per caso in zona. Stanchezza mortale e sonno ristoratore nel sottotetto.
Die secundo
Per il secondo giorno avevo già il mio programma: tappa obbligata al museo della Civiltà Romana all'EUR. Riusciamo ad arrivarci in macchina senza perderci e l'imponenza delle arkitetture fa la sua figura. Non c'è un cane (ovviamente) ma è simbolico che la strada che costeggia l'edificio sia "via dell'arkitettura" e me la rido sotto i baffi. Entriamo un po' titubanti e facciamo i biglietti. Io ovviamente entro gratis essendo TENNICA. La nonna pure, perché è vecchia.
Pensavo non si potessero fare foto e invece sì. Allora mi sbizzarrisco. C'è un'altra comitiva che entra dopo di noi, con una donna con dei ragazzini. Essa spiega un po' di cose ai fanciulli e io non voglio essere da meno. Sulle prime un po' arranco, ma poi, di sala in sala, riesco a trovare conoscenze da dispensare. La vista di plastici e modellini ha effetti deleteri sul mio cervellino ed io non sono più io.
Le imponenti sale sono ben illuminate dalla luce che filtra dall'alto ma fa un freddo cane perché non c'è nemmeno l'ombra del riscaldamento. Con l'aiuto del mio fido quaderno riesco a spiegare un po' di cose e dopo un paio d'ore arriviamo all'uscita, non prima di esserci imbattute nel fantastico corridoio con tutti i calchi della colonna Trajana: lì le batterie della fotocamera mi abbandonano e io dico "Non c'è problema: ho la confezione di pile ricaricabili". Le inserisco ma la macchina non dà segni di vita. Scopro per la prima volta che le pile ricaricabili te le vendono SCARICHE e che quindi vanno caricate prima di usarle anche la prima volta. -__- Provo allora a rimetterci le pile vecchie e in qualche modo riesco a scattare le ultime foto. Il tempo è passato e io non me ne sono neanche accorta. Mi avvio all'uscita indignata per la mancanza di uno straccio di plastico del Palatium di Palatium quando d'improvviso lo vedo proprio accanto alla porta d'uscita: "Spàààlato!" esclamo, e mi ci soffermo.
Scendendo gli scalini per tornare alla macchina, due anziani ci vengono incontro e io dico loro "L'entrata è là di fronte". Loro lo sanno già, e mi domandano se il museo sia bello e se valga la pena di vederlo al che rispondo "Sì" con tono serio e solenne. Ci vogliono però alcune ore, e i due forestieri del nord decidono di tornarci il giorno successivo. Poi mi domandano se il museo occupi tutti i due corpi di fabbrica, affrontati e apparentemente separati. Io dico di sì, perché siamo entrati da una parte e siamo usciti dal lato opposto. Allora loro non se ne capacitano perché si domandano come si sia passati da un'ala all'altra, visto che apparentemente l'unica cosa che le collega è il colonnato che però è all'aperto. "Non ci sono tratti all'aperto" rispondiamo noi. Evidentemente c'è qualche corridoio interrato e non ce ne siamo accorte. L'anziano la butta sul ridere, ripromettendosi di farci caso e di risolvere il mistero l'indomani.
Tornando verso il centro ci fermiamo in un supermarket con l'idea di farci fare un panino. E lì scopriamo tutta la gentilezza burina che a Firenze manca, tanto che anche la mamma dice "Sono gentili questi romani".
Al banco del forno chiediamo tre rosette al baldo giovine romano, il quale su richiesta gentilmente le taglia anche dicendo "Si figuri, per così poco.." mentre la Mutter ringrazia. Poi passiamo all'altro reparto per la farcitura e qui la bonaria galanteria laziale fa mostra di sé: "Una di voi emana un gradevolissimo profumo, e io ho pure il raffreddore" ci dice il giovine. La Mutter dice "Sarà lei" indicando me, ma lui la rincuora dicendo "Non è detto..".
Nel pomeriggio facciamo tappa in Laterano, che non avevo mai visto, e poi cerchiamo disperatamente di arrivare in qualche lungotevere, per poi lasciare la macchina e andare in San Pietro. C'è un traffico assurdo ma riusciamo a lasciare la macchina da qualche parte. Facciamo buon viso alla coda che c'è in piazza e dopo una mezz'ora siamo nella basilica. Stupidamente, la navata centrale non è agibile e quindi c'è il percorso obbligato. La fiumana di gente gira e fotografa, snobbando alcune opere non barocche. Non c'è modo di scendere nella cripta, non c'è modo di avvicinarsi al baldacchino. Non c'è modo di passare a dare un salutino a San Pietro passandogli una mano sul piede ormai consunto. Ma nessuno se ne preoccupa né sente la sua mancanza. Dirò che questa visita mi ha deluso e che le restrizioni sono troppe. Quando ci andai la prima volta, si poteva scorrazzare dove ci pareva.
In compenso ho deciso da cosa vestirmi a carnevale: da guardia svizzera. Devo solo cucirmi la divisa.
Tornando verso via della Conciliazione, sento dei ragazzi dietro di me che parlano di Firenze e ridacchiando dicono che c'è più coca nell'Arno che a Londra o roba del genere..e superandoci continuano dicendo che però Firenze "è 'n buco" e che quindi la cosa è peggio.. Noi ci tratteniamo dall'infamarli e dal fargli sapere che hanno fatto una figuraccia, ma io comunque scatto loro una foto di nascosto, per identificarli la prossima volta che vengono a Firenze.
Il tour prosegue risalendo il Tevere verso piazza Navona e verso il Pantheon. Non avevo mai visto il Pantheon by night (anzi, by evening) e devo dire che l'interno è ben più apprezzabile se illuminato da luce artificiale. Infatti ho notato cose che altre volte non avevo visto. Naturalmente, essendo questo il mio pezzo forte, ho illustrato ogni cosa per filo e per segno.
Di cartoline però non ne ho trovate. Dovendone però assolutamente comprare una entro la fine della giornata, tornando al sottotetto mi sono soffermata a guardare meglio quelle in vendita dal tabaccaio di fronte, e così ne ho scelte alcune da cui estrarre poi la prescelta. Una era del Pantheon by night, una era di una parte del Colosseo, ma non si vedevano gli ordini di colonne, e l'ultima era una foto della cupola del Pantheon dall'interno, di cui la nonna ha detto "Codesta l'è una cartolina per uno che se ne intende". Aggiudicata.
Andando a coena l'ho imbucata, prima di andare a cercare un'altra pizzeria migliore di quella della sera prima. E in effetti abbiamo trovato un altro posto, più economico e più alla buona. Il fatto che poi la pizzaccia mi sia risultata tossica disturbandomi il sonno è solo un dettaglio.
Tertium non datur
Ultimo giorno. Giro libero per il centro, con tappa obbligata a: Palazzo Montecitorio per vedere il nuovo acquisto dello Stato (diritto di prelazione?), la cui mostra è stata imbastita con lo zampino di gente delle mie parti (ovviamente); poi tappa obbligata all'Ara Pacis, che ora è tutta bellina e i lavori sono conclusi, sicché ho potuto apprezzarne l'involucro esterno con i suoi giochi d'acqua. Anche l'interno è parecchio funzionale, anche se ero l'unica idiota a non riuscire a far funzionare i rubinetti del bagno, tanto che a un certo punto è arrivata una e me l'ha azionato lei -_-.
Dopo un giretto intorno all'adiacente mausoleo, tutto cosparso di MIRE (ahahaha), e tutto allagato intorno, abbiamo fatto il giro più propriamente da turisti delle vie più 'in' e trafficate e commerciali, tipo Condotti e Corso, e delle solite due piazzette: Spagna e Trevi. Ho comprato una giacca costosissima in un negozio che la vendeva allo stesso prezzo del negozio dove l'avevo adocchiata già in principio, vicino al sottotetto, perché non potevo andarmene senza un ricordino della Città.
Pranzo al Quirinale (nella piazza, mica dentro) e poi mesto ritorno a passo lento verso la macchina, passando però da San Carlo alle Quattro Fontane (in cui però non si poteva entrare) e dovendo vedere solo di lontano Piazza del Popolo (perché era troppo lontana). S'era nel primo pomeriggio e bisognava partire. La via prescelta era la Cassia, e per l'appunto andava raggiunta passando vicino a Saxa Rubra.
Ho fatto presente la cosa e mi è stato concesso di fermarmi un'ultima volta vicino al ponte, che ho potuto fotografare. In realtà, avvicinandomi con passo svelto e con la macchina fotografica pronta, per un momento ho temuto di aver beccato il ponte sbagliato. Ma poi ho visto che era agibile solo dai pedoni e che c'erano dei preoccupanti lampioni che ne scandivano la lunghezza, nonché delle altrettanto preoccupanti coppiette in vena di tenerezze. Ho temuto di passare per una fan di Moccio, andata lì per immortalare 'i luoghi'. Spero che nessuno l'abbia pensato.
Alle 16 lasciavo definitivamente la Città Aeterna, per la prima volta senza alcuna voglia di tornare a casa.
C'erano altre cose che avrei voluto vedere e che non ho potuto vedere, anche perché, sì, avere la macchina per poter girare a piacimento è comodo, ma se non conosci le strade è un casino. E io volevo andare a vedere posti anche non in centro, tipo Cecilia Metella o Santa Costanza, ma sicuramente ci saremmo perse.
La comitiva è stata comunque contenta di averci avuto un'autorevole guida aggratiss e di essere stata resa partecipe delle sue esigue conoscenze, anche se personalmente dubito che qualche cosa rimanga in quelle zucchette.
Ho dovuto anche comprare una penna della Maggiga per l'omuncolo della Sister che tifa quella squadra lì, anche se io mi sono rifiutata, delegando alla Mutter.
Poi mi son rifatta comprando due calendari dei Gatti di Roma...pensavo ce ne fosse uno solo, e invece ne ho trovati due diversi (anche nel prezzo, grrrrr!).

Spero che la cartolina che ho spedito non risulti inopportuna e sgradita (ma non credo, sono stata educatissima). Purtroppo il giorno dopo averla imbucata, proprio in Piazza Montecitorio ho trovato altre cartoline con la cupola del Pantheon più carine, mentre la mia era più spartana. Vabbè, ormai..
Certo, anche se ho dichiarato di essere una 'tennica' e ho scelto per l'appunto proprio un soggetto chiestomi all'exam, ci sta al 99% che, nell'irritazione data dal ricevimento della postcard, dica "L*** A***? O chi ll'è?". Anzi, al 100%.
Vabbè, oh: male male la cestinerà. 
Una cosa che ho pensato mentre venivo via, è la seguente: normalmente, la domenica, quando c'è la vecia a prandium, sapete anche voi che tendo a innervosirmi e ad essere il massimo dell'intolleranza, specie quando c'è anche la sister (che c'è pure domani, uff). Invece in questi tre giorni sono stata il massimo della tranquillità e della tolleranza, senza perdere la pazienza anche di fronte all'ignoranza più caprina, ma anzi sempre parlando e spiegando ciò che potevo.
Come si spiega 'sta cosa?

Tanto non vi accetto..










vendere qualche monile
fare il corso di lampwork




Nella foto: Ibra veglia sul mio studio. [Chi riesce a decifrare l'ultima parola scritta in rosa sul quaderno, vince]